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70 mln di incentivi per riqualificazione nel 2016

Biomasse e pannelli solari termici sono i generatori di energia verde preferiti dagli italiani. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto del Gse (Gestore Servizi Energetici) presentato oggi. Infatti per quanto riguarda la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, il GSE nel 2016 ha ricevuto 14.955 richieste, ai quali corrispondono circa 70 milioni di euro di incentivi, quasi tutti per l’installazione di generatori a biomasse e pannelli solari termici. Sempre nel 2016, il GSE ha dedicato il massimo impegno nell’attività di controllo – sia documentale che mediante sopralluoghi – degli impianti incentivati. Lo scorso anno sono stati condotti 4.240 accertamenti (il 59% con sopralluoghi e il 41% documentali), con un incremento del 22% rispetto al 2015. Nel 35,4% dei casi i controlli hanno consentito di accertare irregolarità che hanno portato alla decadenza o alla riconfigurazione degli incentivi.

Grazie al sostegno di oltre 700 mila impianti a fonti rinnovabili l’Italia ha raggiunto e superato il target europeo al 2020, coprendo con energia verde il 17,6% dei consumi finali lordi (elettrici, termici e nei trasporti), ricorda il Gse. Secondo il rapporto, nel 2016 in Italia le fonti rinnovabili hanno coperto circa un terzo dei consumi elettrici totali. Per ogni 10 kWh consumati, più di 3 sono stati prodotti dalle fonti rinnovabili, per un totale di quasi 106 TWh, peri ai consumi elettrici di cinque regioni come il Lazio. Sempre nel 2016 il Gestore dei Servizi Energetici ha erogato 15,9 miliardi di euro di incentivi, recuperando 1,5 miliardi di euro dalla vendita di energia ritirata, per un netto di incentivi in bolletta di 14,4 miliardi di euro. A partire da quest’anno si stima una graduale riduzione degli oneri in bolletta.

Nel 2016 il GSE, a fronte di 12.524 richieste, ha riconosciuto 5,5 milioni di Certificati Bianchi, dei quali il 56% in ambito industriale e il 40% in ambito civile, consentendo così un risparmio di quasi 2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici inoltre il GSE,in qualità di responsabile del collocamento delle quote di CO2 italiane, ha messo all’asta sulla piattaforma comune europea oltre 77 milioni di quote di emissione, con un ricavo totale destinato al bilancio dello Stato di 412 milioni di euro.

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Settore privato e finanza per il clima: workshop su meccanismo REDD+

Il 10 aprile 2017, presso l’Università Bocconi di Milano, si terrà un workshop con attori istituzionali, medie e grandi imprese italiane e mondo accademico, per illustrare le opportunità su come attuare la partecipazione del settore privato nella finanza per il clima, e discutere di come il meccanismo REDD+ possa rappresentare l’ambito per una collaborazione pubblico-privata e rispondere in modo sinergico alle necessità di particolari imprese e istituzioni.

Durante la COP-21 di Parigi, il Ministero dell’Ambiente ha stipulato un Protocollo d’Intesa innovativo con Panama, Ghana e Papa Nuova Guinea per facilitare il coinvolgimento del settore privato, a sostegno delle nelle azioni di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, attraverso il meccanismo REDD+ che consiste nella riduzione delle emissioni, derivanti da deforestazione e degradazione delle foreste, e nella conservazione, gestione sostenibile e incremento degli stock di carbonio delle stesse.

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Certificati Bianchi

Nel corso del 2016 il GSE ha rilevato alcune problematiche in merito alla richiesta per l’ottenimento dei Certificati Bianchi attraverso il ricorso al metodo di valutazione standardizzato (RVC-S). Il confronto con i soggetti coinvolti ha permesso di evidenziare alcuni aspetti applicativi, ma anche le soluzioni più idonee alla risoluzione delle problematiche emerse nel corso delle valutazioni e delle verifiche dei progetti di efficienza energetica.

Il GSE ha pubblicato, a tal fine, il documento Progetti standard: chiarimenti operativi che riporta i più importanti chiarimenti per supportare tutti gli operatori nella presentazione dei progetti standardizzati.

Nel documento si riportano, in particolare, le indicazioni operative sui seguenti aspetti:
• corretta individuazione dei clienti partecipanti;
• cumulabilità dei Certificati Bianchi con altri incentivi;
• conformità alle condizioni di applicabilità delle schede tecniche e rispetto delle tempistiche di presentazione dei progetti standard.

Per maggiori informazioni operative è possibile consultare i documenti tecnici pubblicati, periodicamente, nella sezione Certificati Bianchi del sito.
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Italia sempre più a trazione fonti rinnovabili

Nel 2015 la quota di energia da fonti rinnovabili nei consumi finali nell’Ue ha raggiunto il 16,7%, il doppio rispetto al 2004, quando si attestavano all’8,5%. Lo certificano i dati Eurostat. Per l’Ansa, nello stesso periodo l’Italia ha aumentato il contributo delle rinnovabili dal 6,3% al 17,5%, superando in anticipo l’obiettivo al 2020 che era del 17%. Olanda, Francia, Irlanda, Regno Unito, Lussemburgo e Malta sono invece i paesi europei più in ritardo sui target stabiliti dall’Ue.

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Usa, Marina e Aeronautica investono in rinnovabili

Una parte dei 54 miliardi di dollari in più che Donald Trump vuole destinare alle forze armate potrebbero essere indirizzate sulle fonti di energia rinnovabili. Il sito Usa CleanTechnica rivela che la Marina sta sviluppando una turbina da installare sui fondali di mari o fiumi, per produrre energia grazie alle correnti. Il progetto è pensato per le basi dove il rifornimento di carburante per i gruppi elettrogeni è particolarmente difficile e costoso, come nelle remote località dell’Alaska. L’Aviazione invece sta installando centrali solari per alimentare le proprie basi in California e New Jersey. Lo riporta l’Ansa.

Il mondo delle forze armate Usa, una vera potenza economica e politica, ha dimostrato spesso di non condividere lo scetticismo del presidente nei confronti del riscaldamento globale. Lo stesso segretario alla Difesa nominato da Trump, James Mattis, in un rapporto presentato al Senato ha scritto che “il cambiamento climatico sta impattando la stabilità in aree del mondo dove le nostre truppe stanno operando oggi… E’ appropriato che i comandi operativi includano nella loro pianificazione fattori di instabilità che riguardino la sicurezza dell’ambiente nelle loro aree”.

Nel settembre dell’anno scorso, poco prima dell’elezione di Trump, venticinque esperti statunitensi di sicurezza, repubblicani e democratici, avevano pubblicato una lettera aperta nella quale definivano il cambiamento climatico un “rischio significativo” per la sicurezza nazionale e chiedevano una politica adeguata per affrontarlo. Nel gruppo c’erano il sottosegretario alla Difesa dell’amministrazione di George W.Bush, Dov Zakheim, e l’ex generale dei Marines Anthony Zinni, già inviato speciale in Medio Oriente.

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G7 Ambiente 2017

All’ambiente sarà dedicata una delle riunioni ministeriali previste nell’ambito della Presidenza Italiana del G7 2017. Il G7 Ambiente si terrà a Bologna l’11 e il 12 giugno.

Numerose le attività che il Ministero dell’Ambiente, il Comune di Bologna e l’Università stanno mettendo in campo, in collaborazione con associazioni civiche, culturali, universitarie e ambientaliste, per fare di Bologna capitale internazionale dell’ambiente nel mese di giugno.

Il Ministero dell’Ambiente sta mettendo a punto le proposte da condividere con gli altri paesi avanzati e con la Commissione Europea per fare in modo che il G7 possa dare il contributo più significativo possibile all’attuazione dell’Agenda di Parigi sui cambiamenti climatici e all’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.

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A febbraio, in calo la domanda elettrica

Assoelettrica (l’Associazione Nazionale delle Imprese Elettriche), nel mese di febbraio 2017, evidenzia che in base alle rilevazioni di Terna, la domanda di energia elettrica in Italia è stata di 24,9 miliardi di kWh. Il valore, che mostra una flessione del 3% rispetto a febbraio 2016, risulterebbe in leggera crescita a parità di calendario, considerando che l’anno passato è stato bisestile.  A livello territoriale, la variazione tendenziale di febbraio 2017 è stata ovunque negativa: -2,8% al Nord, -3,6% al Centro e -3,1% al Sud.

In termini congiunturali, il valore destagionalizzato della domanda elettrica di febbraio 2017 ha fatto registrare una variazione negativa rispetto al mese precedente (-1,7%). Il profilo del trend si porta su un andamento stazionario.

Nel mese di febbraio 2017 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’87,2% con produzione nazionale e per la quota restante (12,8%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,9 miliardi di kWh) è aumentata di un +3,1% rispetto a febbraio 2016. Sono in aumento le fonti di produzione termica (+11,2%) e fotovoltaica (+3,3%), mentre risultano in flessione le fonti idrica (-13,9%), eolica (-30,2%) e geotermica (-4,4%).

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Potenza elettrica installata in Italia

I valori qui riportati sono relativi alla potenza lorda complessiva, distinta per tipologia di fonte primaria, degli impianti di generazione elettrica in ciascuna regione italiana. (Fonte: elaborazioni Assoelettrica su dati a Tema).

Clicca qui per consultare le cifre prodotte da Assoelettrica

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VIA: da CDM ok preliminare a nuova disciplina

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e dei Ministri competenti, ha approvato cinque decreti legislativi che introducono misure necessarie all’attuazione e all’adeguamento della normativa nazionale a direttive o regolamenti europei.

Tra questi:

Valutazione di impatto ambientale

Attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo del 16/04/2014 che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (Presidenza e Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – esame preliminare)

Le nuove norme modificano l’attuale disciplina della “Verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale (VIA)” e della stessa VIA, al fine di recepire fedelmente la direttiva, di efficientare le procedure, di innalzare i livelli di tutela ambientale, di contribuire a sbloccare il potenziale derivante dagli investimenti in opere, infrastrutture e impianti per rilanciare la crescita sostenibile, attraverso la correzione delle criticità riscontrate da amministrazioni e imprese.

Allo stato attuale, da un’analisi della durata media delle procedure di competenza statale, si riscontrano tempi medi per la conclusione dei procedimenti di VIA di circa 3 anni, mentre per la verifica di assoggettabilità a VIA sono necessari circa 11,4 mesi, con un rallentamento dell’iter valutativo dei progetti dovuto anche alla frammentazione delle competenze normative, regolamentari e amministrative tra Stato e Regioni. Il decreto risponde quindi, tra l’altro, all’esigenza di superare tale frammentazione.

Nello specifico, tra gli elementi maggiormente significativi della riforma, si segnalano i seguenti:

-la facoltà per il proponente di richiedere, in alternativa al provvedimento di VIA ordinario, il rilascio di un “provvedimento unico ambientale”, che coordini e sostituisca tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili ai fattori ambientali;

-la riduzione complessiva dei tempi per la conclusione dei procedimenti, cui è abbinata la qualificazione di tutti i termini come “perentori” ai sensi e agli effetti della disciplina generale sulla responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile dei dirigenti, nonché sulla sostituzione amministrativa in caso di inadempienza;

-una norma transitoria che, in virtù delle semplificazioni procedimentali introdotte, consenta al proponente di richiedere l’applicazione della nuova disciplina anche ai procedimenti pendenti, il cui valore complessivo oggi ammonta a circa 21 miliardi di euro;

  • una nuova definizione di “impatti ambientali”, modulata in aderenza con le prescrizioni della direttiva Ue, che comprende anche gli effetti significativi, diretti e indiretti, di un progetto sulla popolazione, la salute umana, il patrimonio culturale e il paesaggio;
  • la possibilità di presentare nel procedimento di VIA elaborati progettuali con un livello informativo e di dettaglio equivalente a quello del progetto di fattibilità o comunque a un livello tale da consentire la compiuta valutazione degli impatti, con la possibilità di aprire con l’autorità in qualsiasi momento un confronto per condividere la definizione del livello di dettaglio degli elaborati progettuali;
  • l’eliminazione per il proponente dell’obbligo, nella verifica di assoggettabilità a Via, di presentare gli elaborati progettuali: per la fase dello “screening” sarà sufficiente uno studio preliminare ambientale, come previsto dalla normativa europea;
  • nel caso di modifiche o estensioni di opere esistenti, la possibilità di richiedere all’autorità competente un “pre-screening”, ovvero una valutazione preliminare del progetto per individuare l’eventuale procedura da avviare;
  • la riorganizzazione del funzionamento della Commissione VIA, per migliorarne le performance, assicurando la copertura dei costi di funzionamento a valere esclusivamente sui proventi tariffari dei proponenti. Si costituisce un Comitato tecnico di supporto, che opererà a tempo pieno, per accelerare e rendere più efficienti le istruttorie;
  • l’introduzione di regole omogenee per il procedimento di VIA su tutto il territorio nazionale, rimodulando le competenze normative delle Regioni e razionalizzando il riparto dei compiti amministrativi tra Stato e Regioni;
  • la completa digitalizzazione degli oneri informativi a carico dei proponenti, anche prevedendo l’eliminazione degli obblighi di pubblicazione sui mezzi di stampa.

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Il ministro Galletti “Nuovo data center meteo a Bologna

“E’ ufficiale: Bologna e’ stata scelta come sede migliore per il nuovo data center dell’ ECMWF, il Centro Europeo per le previsioni meteo a medio termine. Una grandissima notizia e un’enorme soddisfazione per chi ci ha sempre creduto: ha vinto l’Italia, ha vinto Bologna”. Lo annuncia Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente. “Questo – spiega Galletti – e’ un primo importante passo: siamo a lavoro ed entro giugno verrà definito l’accordo di sede che dovrà contenere tutti gli aspetti tecnici ed economici”.

“L’area del Tecnopolo di Bologna – spiega Galletti – con i suoi 9.000 metri quadri, ulteriormente ampliabili, potrà diventare dunque la sede di un nuovo centro dati per le previsioni meteorologiche europee, un grande investimento internazionale che sarà il volano per fare diventare Bologna un hub tecnologico e scientifico della sfida climatica dei prossimi decenni”. “In tutti questi mesi – spiega il ministro – abbiamo lavorato con le nostre forze a questa possibilità. Il progetto bolognese – prosegue Galletti – era quello migliore, il più completo secondo tutti i 22 Stati parte del Centro Meteo Europeo : per l’ambizione del progetto, per la storia della città, per la sua altissima attività scientifica nei big data, per la presenza dell’università più antica del mondo occidentale, perché dotata di ottime infrastrutture e connessioni digitali, di un’attrattiva straordinaria sul fronte della ricerca ambientale”.

“Abbiamo lavorato di squadra con il ministero dell’Istruzione, degli Esteri, dell’Economia e Finanze, con il Presidente Bonaccini e l’assessore Bianchi della Regione Emilia Romagna, il sindaco Merola, le tante istituzioni coinvolte in questo progetto: in legge di Stabilità lo abbiamo sostenuto con 50 milioni e in ogni occasione ci siamo mossi sul fronte negoziale con grande unità d’intenti”. “Il nostro ringraziamento – conclude Galletti – va agli Stati europei che hanno riconosciuto la qualità della proposta italiana: con loro dovremo  collaborare nei prossimi anni per le previsioni meteo. E’ un grande orgoglio per me – spiega Galletti – da ministro ma prima di tutto da bolognese: Bologna oggi è al centro del progetto europeo”.

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